14/11/2011
Non siamo più incredibili

Luglio 2005 - New York. Nell'estate degli attentati di Al Qaeda a Londra, mi trovavo nella città più importante del pianeta, come testimoniano gli articoli pubblicati allora dal nostro giornale. Alle prese con i corsi estivi della Pace University di Manhattan lì ho conosciuto il nostro coordinatore, il professore di inglese Geoffrey Brackett.
Geoffrey è una persona colta e ironica. Pieno di figli piccoli (almeno tre, se la memoria non mi inganna) prima di diventare un insegnante ha fatto addirittura il musicista. Non teme di essere giudicato dai suoi alunni, che ogni giorno pubblicamente gli mettono il voto sul sito di Rate my professors. In quell'epoca, la mia guida riteneva tranquillamente che governare l'America fosse compito di George W. Bush: non era repubblicano, mi spiegò un giorno, ma nel segreto dell'urna aveva pensato che GWB fosse più adeguato del senatore John Kerry per affrontare i problemi degli Usa.
Ricordo perfettamente un sabato pomeriggio. Finita la settimana lavorativa, io e Geoffrey ci incontrammo sul presto per andare alla biglietteria degli Yankees. Dopo esserci assicurati i nostri posti, prendemmo il battello sul fiume Hudson per arrivare allo stadio nel Bronx: quel giorno i New York Yankees hanno stracciato gli Indiana di Cleveland con due spettacolari fuoricampo. I tifosi sono impazziti e alla fine tutti hanno ballato New York, New York.Nel battello sull'Hudson io e Geoffrey parlavamo del più e del meno. A un certo punto, lui mi chiese delucidazioni sulla figura di Berlusconi. Sapeva che aveva una squadra di calcio, il Milan, ma gli sfuggivano altri particolari. Raccontai che in Italia il primo ministro possedeva tre reti televisive. Non scorderò mai la faccia di questo professore di inglese, docente in una prestigiosa università americana, che continuava a scuotere la testa e sorrideva completamente allibito: "Unbelievable, unbelievable... this is really unbelievable..."
Devo dirglielo a Geoffrey un giorno di questi. B. se n'è andato, adesso non siamo più incredibili. We are not unbelievable anymore.

(Foto Matteo Cavalieri, www.matteocavalieri.com)
Di Emanuele Di Nicola il 14/11/2011 alle 14:32


