02/10/2011

La meglio TV: Il terzo uomo

Domenica 2 ottobre - La7 - ore 23:50

La trama, in breve:
nella Vienna post-bellica, divisa in quattro zone di occupazione, lo scrittore squattrinato Holly Martins si reca a incontrare il suo amico Harry Lime, che gli offre lavoro. Quando Holly arriva, però, Harry è morto: è stato investito da un camion sotto gli occhi di due testimoni. Ma alcuni, come il portiere del palazzo, sostengono che i presenti fossero tre. Chi è il terzo uomo? Holly vuole vederci chiaro…
 

Il “miracolo” de Il Terzo Uomo è dato da una singolare coincidenza di elementi: un’ambientazione peculiare, che alimenta continuamente l’incomunicabilità e il mistero (in quegli anni a Vienna, come nel film, si parlano quattro lingue differenti), una sospensione delle categorie etiche e morali in un panorama post-bellico da “dopobomba” – al di là della facciata, che raduna le autorità di diversi paesi sotto lo stesso tetto, non c’è giustizia né controllo, tutti spacciano qualcosa, la città è regno del malaffare. Poi c’è la mano di Carol Reed: questo cineasta inglese (all’epoca 40 anni) dalla carriera paurosamente altalenante e non totalmente significativa, qui fa un film addirittura al di sopra delle sue possibilità, toccando corde altissime. E lo fa – in apparenza – imitando lo stile di Orson Welles: in realtà, a ben guardare, tutte le riprese che riguardano Holly Martins sono quotidiane e ordinarie (primi piani, campi medi), mentre le scene centrate su Harry Lime (lo stesso Welles) sono appunto “wellesiane”: distorte, ambigue, espressioniste. In questa lettura, dunque, si palesa un aspetto metafilmico di spessore straordinario: il regista (Reed) rifà un altro regista (Welles), che intanto è l’attore co-protagonista del film, ma lo imita solo nelle sequenze che lo riguardano.

Giustamente storica è la prova di Welles nei panni di Lime. Falsa la leggenda che lo indica come collaboratore alla regia, lui stesso chiarì che si limitò a pochi consigli in sede di sceneggiatura. Questi, con uno dei migliori phisique du role che si ricordino, riesce costantemente a far slittare e riposizionare i riferimenti dell’intreccio, ponendo una miriade di domande: chi è davvero Lime? Di rimando, chi è Holly Martins? Tra le varie ipotesi, implicite nello svolgimento, c’è infatti quella che mette in dubbio la sostanza stessa della “amicizia” – bandiera indiscussa nella Hollywood classica -, vantata da Holly fin dall’inizio: sono davvero amici i due? O forse, in virtù della mancata conoscenza che ognuno ha dell’altro, il loro rapporto va riconsiderato? Dopotutto, lo scrittore giunge a Vienna senza soldi, per ottenere un lavoro promesso da un “amico” che non vede da anni… Tali circostanze, e la traiettoria che ci porta a confronto con il Male assoluto, suggeriscono un’altra realtà: l’Europa stremata dalla guerra e segnata dalla fame, un contesto disperato dove i rapporti umani sono per tutti opportunismo e sfruttamento…

Attraverso le sue complesse letture, però, Il Terzo Uomo perviene a risultati semplici: rara ed emozionante è la capacità di sintesi, la riuscita delle scene, la tecnica mirabile della costruzione. Ognuno avrà il suo momento preferito, per me è il bimbo che accusa Martins di omicidio come una cantilena, rigorosamente in austriaco, e il protagonista non capisce… L’incomunicabilità è sempre totale – altro che Unione europea, si direbbe oggi -, il fascino resta intatto, l’età non è significativa per questo colosso che vince la sfida del tempo.

PS – Non si esclude l’interpretazione allegorica complessiva. 1949: il diabolico Harry Lime è la Guerra, Holly Martins è la Società, affamata e allo sbando… La loro presunta “amicizia” riporta l’equivoco feeling tra popolo e conflitto, ovvero prendere le armi a fin di bene… Così acquista nuovo senso il gioco sistematico di luce e buio che investe Welles. Quando appare l’uomo esce sempre dalle tenebre, poi puntualmente vi rientra: nell’Europa ancora fumante, che sia l’ombra della guerra?

(Il Terzo Uomo – Regia: Carol Reed – Durata: 104’ - Cast: Joseph Cotten, Orson Welles, Alida Valli – Anno: 1949)

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Di Emanuele Di Nicola il 02/10/2011 alle 19:56



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