12/02/2010

Lourdes non è un film ateo

Pubblico spiazzato e arrivano gli equivoci, a partire dal Corriere

Lourdes spiazza il pubblico.

La pellicola di Jessica Hausner, che esce questo weekend in Italia, già semina disagio: la prova è sul Corriere della Sera di oggi (venerdì 12 febbraio), nell’articolo di Vittorio Messori pubblicato a pag.25. Vale come esempio: Messori ci offre un caso interessante di misunderstanding di un’opera cinematografica.
 

Il film, che racconta il finto miracolo di una ragazza disabile in visita a Lourdes, secondo la prima pagina del Corriere è “lugubre e ateo”:  girato dalla “solita ex cattolica”, si legge nel pezzo, sarebbe imperniato su “un ateismo radicale, ma politically correct”. “Una simile negazione della fede – durissima nei contenuti, ma molto soft nei modi – può avere depistato i clericali entusiasti”. Ancora: “L’ateismo radicale del film sta nell’annuncio che il Cristianesimo è morto” dato che “sono morte le tre virtù teologali che lo sorreggevano: morta la Fede, morta la Speranza, morta anche la Carità, malgrado le apparenze di chi, come i volontari, sembra esercitarla”. Ma per Messori le cose non stanno così: nella grotta sui Pirenei “c’è un braciere che continua ad ardere, simboleggiato dalle mille candele accese giorno e notte, da 150 anni – conclude -. Non c’è il cero ormai spento, o solo fumigante, che vorrebbe questo film, tanto eccellente nella tecnica quanto unilaterale nei contenuti”.

Amare il film Lourdes (è il mio caso), o respingerlo con disgusto, è ovviamente questione di gusti personali. Il problema che si riscontra nell’articolo, però, è piuttosto un problema di approccio: stanti le semplificazioni inevitabili nel settore dell’informazione, accusare un film di ateismo è come criticare un albino per l’eccessivo pallore. Insomma, può essere vero o meno – la discussione è aperta -, ma non è il punto: in questo modo non si giudica il film, bensì la propria aspettativa nei confronti di esso. Non si prende il film per ciò che è, implicitamente gli si avanza una richiesta precisa: Vorrei che fosse cristiano, invece è ateo. Perché non è cristiano?

In secondo luogo, Lourdes non è un film ateo. La storia di Christine, infatti, non scrive postulati sulla realtà ma la interroga: il fulcro sembra chiaramente la caratterizzazione dei personaggi, la definizione dei loro tratti psicologici e, inevitabilmente, le contraddizioni a tratti laceranti. Nella gigantesca trovata pubblicitaria di Lourdes (souvenir a manetta, barzellette su Gesù, addirittura schermaglie amorose – dentro e fuori campo) si muovono una serie di signore che rimbalzano luoghi comuni, una coordinatrice dei volontari che non è quello che sembra, una madre che cerca il miracolo per la figlia, umanità varia e disperata.

Tutti in funzione della protagonista, con particolare riferimento alla malattia e all’improvvisa guarigione: assolutamente significativa è l’anziana signora agisce nel contesto con il solo compito di spingere la sua sedia a rotelle e, dopo il miracolo, si trova inesorabilmente smarrita (con ironia semplicemente geniale, non riuscirà ad accompagnare Christine alla visita di rito e “prendersi il merito”, toccherà al prete di turno).

Si delinea così una sorta di schema basato sul rovesciamento: Christine disabile aggira i giudizi, soprattutto pietà, e accetta l’aiuto del prossimo – Christine guarita deve preoccuparsi delle opinioni altrui, soprattutto invidia, la condizione disagiata era migliore. Da questo clamoroso paradosso fiorisce una serie di considerazioni, anche contraddittorie: il carattere materiale di luoghi sfruttati per rimpolpare le credenze comuni (qualunque credenza); il bisogno di una ritualità comoda e rassicurante, tutto sommato, per sfuggire alla disperazione; l’incapacità di rallegrarsi per i propri simili, riferirsi solo a sé stessi (soffro quindi odio gli altri); il divario tra una persona sana e una disabile (il rapporto tra Christine e la giovane volontaria), che non sarà mai colmabile. Il formalismo delle istituzioni: “Chi ha l’uso delle gambe pensi che sia più felice?”, chiede il prete a Christine. La risposta è, spietatamente, “sì”. Non a caso, nello sconvolgente finale, arriva la vendetta della volontaria proprio sulle note di Felicità cantata da Albano e Romina.

Tra le varie cose, Lourdes parla dei riti degli uomini, meccanici quando non sono patetici, delle loro superstizioni, delle interazioni che assumono risvolti insopportabili, della differenza tra le varie condizioni. Vuole fare domande, non dare risposte. In tutto questo la religione cristiana non c’entra. Figuriamoci l’ateismo.

(Lourdes - Regia: Jessica Hausner - Cast: Sylvie Testud, Léa Seydoux, Bruno Todeschini - Durata: 96' - Distribuzione: Istituto Luce)


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http://cinepressa.blog.rassegna.it/2010/12/02/375-lourdes-non-e-un-film-ateo/

Di Emanuele Di Nicola il 12/02/2010 alle 14:51



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Grazie. Il problema della lettura di Messori, come ho tentato di spiegare, è che contiene una tesi già in partenza: vuole dimostrare la SUA idea (non quella del film), per questo probabilmente offusca il giudizio. Sulla pellicola - che resta una delle più importanti dell'anno -, continua a suonarmi scorretta la volontà di bollare ("atea", "antireligiosa" ecc.), quando la sua caratteristica principale è la sfumatura, come dici tu, evitare la facile presa di posizione. Un abbraccio
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Articolo intelligente. D'accordo su tutto. Lourdes è un film che non ha nessuna pretesa se non quella di porre domande, semplici ma complicatissime. La critica di Messori è ingenua, perchè se avesse visto bene la sequenza finale si sarebbe reso conto di quanto vero e poliedrico sia Lourdes nei contenuti e nelle emozioni. E' proprio quell'ambiguità che si cela dietro aspetti così scontati come la carità e anche la felicità, che vengono capolvoti da una messa in scena straniante e spiazzante. E' un film davvero brillante, a tratti misterioso, a tratti delicato e crudele, la Hausner riesce perfettamente a rappresentare il riflesso sublime della vita.

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