11/01/2010
Soul Kitchen - Europa è convivenza
Fatih Akin ci regala, con Soul Kitchen, una divertente e divertita commedia multietnica, giocata sul decor ambientale amburghese della ormai vecchia – in tempi di crisi – Europa industriale. Una commedia “musicale” si potrebbe dire, nel senso che la musica scandisce sempre i ritmi e le miscele di immagini e fatti del regista turco-tedesco (vedi La Sposa turca e, soprattutto, Crossing the bridge): un caldissimo soul che gioca in contrasto con le grigie – ma fantastiche – architetture industriali di una Amburgo colma di un glamour molto speciale.
L’intreccio della vicenda è abbastanza classico. E lo lasciamo volentieri alla sorpresa in sala. Qui ci preme sottolineare la raffinatezza dell’approccio multiculturale di Akin. Basti pensare che lui, turco, ha scritto un film in cui il protagonista è un greco, Zinos Kazantsakis, (e greco è anche l’attore: maschera e persona coincidono), miseramente tradito dalla fidanzata bionda e teutonica e che, alla fine di una girandola di tragicomiche avventure che coinvolgono, il fratello-ladro, un ristorante prima dozzinale e poi di tendenza (di cui Zinos è proprietario), i tentativi di speculazione immobiliare di un finto amico e che l’amore, il nostro protagonista, lo troverà tra gli occhi di gatta di una turco tedesca.
Questo per dire che per il turco-tedesco Akin l’unico luogo di mediazione possibile tra i conflitti non solo religiosi ma anche storici (si pensi ai travagliati rapporti tra Grecia e Turchia) rimane pur sempre la vecchia, malandata, scricchiolante Europa, che pure su accoglienza e integrazione misura tutte le difficoltà di dare uno sviluppo alla propria tradizione umanistica. Del resto, ricordate La sposa turca? Lì l’esito era tragico; due derelitti turco-tedeschi s’incontrano e innamorano in terra teutonica dopo un tentato suicidio. La loro pure tribolata felicità è solo in Germania, perché il ritorno a Istanbul li porterà alla decisiva separazione. Insomma, sembra dire il regista, non è detto che l’Europa per lo “straniero” rappresenti necessariamente luogo di libertà; certamente, però, questa non si trova tornando alle origini, nel recinto cioè delle proprie radici etniche.
Insomma, tra commedia (Soul Kitchen) e tragedia (La Sposa turca) solo la mescolanza europea sembra per Akin offrire spazi alle difficili convivenze e agli improbabili intrecci della nostra travagliata modernità. E non sarà un caso, allora, che il titolo de La Sposa turca sarebbe, se fedelmente tradotto dal tedesco all’italiano, Contro il muro.
Stefano Iucci
(Soul Kitchen - Regia: Fatih Akin - Cast: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Unel - Durata: 99' - Distribuzione: Bim)

Di Emanuele Di Nicola il 11/01/2010 alle 10:00


