23/09/2010

Clandestino Day - Welcome, nuotare verso l'integrazione

In occasione del Clandestino Day (venerdì 24 settembre) lanciato da Carta, in molte scuole e piazze italiane viene proiettato Welcome, il bellissimo film di Philippe Lioret sul tema dell'integrazione che si è imposto nell'ultima stagione cinematografica. E' la prova che lo spessore della rappresentazione e la forza degli argomenti sono ormai riconosciuti, per quello che si propone come un futuro classico del cinema antirazzista. Pubblichiamo la recensione al momento dell'uscita italiana.
 

Sono due i simboli strutturali nel film di Philippe Lioret: il respiro e le bracciate del nuotatore. La storia di Bilal, curdo di 17 anni, che tenta di raggiungere Londra ma si ferma a Calais (Francia), si presta naturalmente a questa metafora. Il giovane, che vuole raggiungere la sua ragazza nella City, diventa un immigrato clandestino e incontra Simon, istruttore di nuoto schivo e solitario. Il loro rapporto è il cuore del film.
 
 

Al di là dell’intreccio, che si può facilmente isolare nel suo disegno schematico (Bilal che lotta per la sua ragazza – Simon passivamente lasciato dalla moglie), è l’apparato metaforico a colpire in questa pellicola semplice e diretta: nella società occidentale segnata da spietate ingiustizie – il titolo Welcome è apertamente ironico per indicare il razzismo generalizzato, dei francesi ma non solo -, Bilal impara gradualmente a estrarre la testa dall’acqua e respirare. Quando sembra esserci riuscito, quando appare pronto per l’impresa di attraversare la Manica, un’improvvisa inversione a U costringe a riconsiderare la trama: la tragedia segna il passo dell’integrazione mancata, ci ricorda che è un dramma e genera mostri…

Il contatto tra Simon e Bilal va letto a più livelli: è amicizia, naturalmente, ma anche un’esplicita relazione padre/figlio, e ancora una proiezione dell’adulto nel ragazzo, tentando di riscattare il proprio fallimento. Infine, per i vicini razzisti, è solo un rapporto perverso. Ma soprattutto, nella difficoltà del loro conoscersi, fidarsi e volersi bene, germoglia la metafora della convivenza tra culture: la vicenda minimalista, non priva di sottili ombre (tra le ragioni di Simon, c’è sempre la riscossa personale e una “dimostrazione di valore” verso la moglie), porta a realizzare implicitamente che il “respingimento” non è l’unica soluzione, che l’uomo è anche capace di rivolgersi all’altro per tendergli la mano.

Il regista francese Lioret, tralasciando gli eventuali riferimenti (Cantet, Dardenne), fa tutto questo girando ottimamente con straordinario esercizio di realismo: tante le scene nella memoria, come l’approccio tra Simon e l’ex moglie, segnato dall’elemento brutale e animalesco – sembra che l’uomo grugnisca -, per questo più vero e profondo. C’è la realtà, dunque, ma c’è anche una rete di allusioni e suggerimenti del cineasta, che innescano possibili slittamenti di senso: Bilal che respira con la testa dentro la busta di plastica, per sfuggire ai controlli anticlandestini, non ricorda forse i fatti di Guantanamo? In Italia, con questa semplicità e delicatezza, quanti saprebbero farlo?

(Welcome - Regia: Philippe Lioret - Cast: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana - Durata: 110' - Distribuzione: Teodora)

 

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Di Emanuele Di Nicola il 23/09/2010 alle 16:29



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