08/03/2010
The Hurt Locker, ha vinto il migliore
Stavolta la notte degli Oscar premia il migliore film candidato. The Hurt Locker andrà in onda domani (martedì 9 marzo) su Sky Cinema 1 e 1 HD, alle ore 21,00. La recensione all'epoca dell'uscita italiana:Iraq: una squadra speciale antimina ha il compito di disinnescare ordigni inesplosi. Quando il nuovo sergente James assume il comando dell’unità speciale nel bel mezzo di un violento conflitto, sorprende i due sottoposti, Sanborn e Elridge, lanciandosi inesorabilmente in un gioco mortale di guerriglia urbana. James sembra indifferente alla morte. Mentre i soldati lottano per controllare la follia del loro nuovo capo, in città esplode il caos e salta fuori il vero carattere di James, cambiando ogni uomo per sempre.
Nel finale di The Hurt Locker si alza il tono metaforico: il civile inginocchiato e il sergente James sono entrambi uomini-bomba. L’uno a livello materiale, l’altro ideale; ormai lo si è capito, James non può vivere senza disinnescare. Il film di Kathryn Bigelow è un ordigno bifronte, da una parte la detonazione immediata e dall’altra un denso polverone figurato. Più che le sovrapposizioni narrative (come la netta “sostituzione del figlio” con un bimbo iracheno), a risultare decisivi sono gli accostamenti visivi; in cerca del contatto diretto con il rischio, James si fa precedere dal lancio di un fumogeno bianco che sprigiona esattamente la stessa nebbia dell’esplosione: vuole anticiparsi, implicitamente già desidera il boato che otterrà nel finale.
Il medesimo trattamento di inconsce proiezioni è applicato a ogni personaggio: Elridge, marchiato dalla morte del superiore, è afflitto dall’atavico timore di fare la stessa fine; Sanborn si autoinganna e solo infine ammette l’aspirazione alla paternità. In generale, The Hurt Locker è durissimo da vedere – sequenze thriller e tensione insopportabile: i primi dieci minuti ci scoppiano addosso, graniti di terra e imperlati di sangue – e ancora più duro da raccontare, perché punta forte sulle affermazioni negative; oltre alla tripartizione dei protagonisti, davvero di scarsa importanza (uno è ferito, l’altro torna a casa, il terzo sceglie la guerra), bisogna dunque ascoltare ciò che viene taciuto: l’origine delle cicatrici di James, la sua ostinazione paradossale sulle sorti di uno sconosciuto, il grigiore privato di Sanborn appena celato dai modi di circostanza (“Se muoio non se ne accorge nessuno”).
E soprattutto l’ultimo dialogo: la riflessione sull’indole deviata del sergente è una contro-scena madre, dato che i soldati si interrogano a lungo, azzardano ipotesi e non trovano risposta. “Non ci penso”, dice James: la regista ha sfrattato il messaggio dall’Iraq in fiamme, tutti restano segnati solo dall’aderenza al pericolo che prima avevano respinto. Ovvero, come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.
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(tratto da Spietati.it)
(The Hurt Locker - Regia: Kathryn Bigelow - Cast: Ralph Fiennes, David Morse, Guy Pearce - Durata: 132' - Distribuzione: Eagle Pictures)

Di Emanuele Di Nicola il 08/03/2010 alle 16:13


