08/01/2010

Il mio amico Eric - Il ritorno di Ken Loach

Eric Bishop è un postino alla deriva. Ha problemi psicologici, non trova il coraggio di incontrare l’ex moglie (che ha lasciato trent’anni prima), i figliastri non lo rispettano, beve molto. Ha perfino smesso di andare allo stadio per tifare il Manchester United. Un giorno gli appare Cantona.

Ken Loach, soprattutto nelle prove su sfondo contemporaneo, da sempre applica uno schema: tratteggio sociale di un ambiente, caratteristiche del protagonista e cenni dei comprimari, sviluppo e drammatizzazione della vicenda, incombere della tragedia, scena madre, scioglimento positivo o negativo.
 

Dalla profondità e sfaccettature di questo schema – a grandi linee – dipende la riuscita dei film e il valore complessivo del suo cinema. Non realismo, ma una continua parabola sulla visione personale del reale. Il mio amico Eric, molto apprezzato al Festival di Cannes 2009, conferma la regola con un’eccezione: l’introduzione dell’elemento surreale, cioè il protagonista che “incontra” l’ex attaccante del Manchester, Eric Cantona, e il conseguente ripensarsi del regista in sua funzione.
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Di Emanuele Di Nicola il 08/01/2010 alle 10:00



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