28/06/2010
Moravia al cinema
di Italo Moscati“Vado molto al cinema, ci vado come credo debba andarci ogni spettatore qualsiasi, cioè per divertirmi”. A settembre, il 26, saranno venti anni che se ne è andato Moravia. Per motivi del tutto occasionali, in questi giorni, rivedendo alcuni vecchi film, è venuta naturale la curiosità di andare a leggere che cosa ne scriveva. Quasi un riflesso condizionato, simile a quei comportamenti che a lungo avevano segnato i giornali: di fronte a ogni avvenimento, andare a sentire che cosa ne diceva il famoso scrittore. Che molto si prestava al gioco, e molto ironizzava, negandosi al telefono, come documenta un’intervista televisiva di Montanelli.
Che diceva Moravia? Cose intelligentissime, cose originali e, ogni tanto, cose da lasciar perplessi. Diceva quello che pensava: che sembra un’ovvietà ma non è più tale, se ogni giorno si leggono opinioni scritte o dette al solo scopo di far vedere quanto si è unici: alla faccia dello stato delle cose, ma in modo che il giorno dopo qualche altro unico pensatore abbia modo di riprendere e rilanciare.
Una scelta delle recensioni cinematografiche fu raccolta nel 1975 da Moravia stesso col titolo Al cinema. Centoquarantotto film d’autore. Il volume ha tutta l’aria di esser considerato come un titolo minore in una bibliografia dove agli Indifferenti e ai magnifici racconti giovanili seguono tanti libri a tutti noti (un altro volume da risfogliare è il catalogo Moravia al/nel cinema, postumo, del 1993, che, tra l’altro, riproponeva le recensioni ai maggiori registi italiani e presentava l’elenco dei film tratti dall’opera narrativa, tra i quali si ricorderà il capolavoro dal Disprezzo, di Godard, scempiato dai produttori nella versione italiana).
Che cosa colpisce in Moravia al cinema? Come sempre l’inestinguibile voglia di far domande, l’energia nel proporre risposte, il metodo dell’argomentare. Quasi sempre, Moravia presentava due ipotesi, talvolta ne sceglieva decisamente una ma subito la divideva in due, proseguendo per biforcazioni logiche. E arrivava infine a una labirintica ma solare sua verità, il suo “divertimento” vero. Si poteva non essere d’accordo. Ma quel libro minore sembra un affresco, conseguito per accumulo di miniature, di mezzo secolo di storia in quanto pensiero critico.
(Al cinema - Alberto Moravia - Bompiani)
Tratto da Il mese
Di Emanuele Di Nicola il 28/06/2010 alle 16:54


