16/03/2010
Kathryn Bigelow “gira come un uomo”

Scrivo a pochi minuti da una diretta radio sulla premiazione degli Oscar. Prendo atto che ha vinto tante statuette il film di Kathryn Bigelow, The Hurt Locker, sulla guerra in Iraq. L’ho visto all’ultima Mostra di Venezia.
Mi era piaciuto per l’asciuttezza e l’intensità con cui racconta l’inferno iracheno che stenta a spegnersi, e che di tanto in tanto divampa di nuovo, bruciando corpi di civili, com’è accaduto alla vigilia delle elezioni politiche in quel paese. Non è del film che voglio parlare, né del fatto, pure importante, che segna un punto fermo nella storia degli Oscar: per la prima volta viene premiata una regista donna. Era ora. Specie se come in questo caso la regista è brava e se lo merita, sottraendo premi a iosa all’ex marito James Cameron che se n’è andato dalla premiazione “con la statuetta fra le gambe”, come un cane bastonato, per il suo favoritissimo Avatar.
Dunque: voglio parlare di una frase colta al volo, nel corso di un’altra trasmissione radio; la seguente: “La Bigelow gira come un uomo”. La frase viene pronunciata da una nota critica di cinema. Il tono è forse ironico o paradossale, non ho potuto cogliere l’intenzionalità delle parole. Ma, ecco, mi è rimasta una curiosità. Che significa “gira come un uomo”? È un richiamo alla qualità o si tratta di una forma di approccio e di sviluppo della storia filmata? È un bene o un male? Si tratta dello stile o dei contenuti? Non so, non saprei. So che per molti anni si è letto molto spesso di “scrittura al femminile”, ovvero di romanzi o anche di film pervasi di sentimenti e di sensibilità specifiche con cui le donne reagivano a “scritture al maschile”, dominanti. Era, credo, un modo per stabilire differenze e per rivendicare utonomia, originalità, libertà.
E adesso? La Bigelow ha diretto un film con partecipazione, emozione, lucidità. L’ho apprezzata per il suo lavoro e la chiarezza delle sue intenzioni. L’Oscar l’ha caricata di statuette. Lo ha fatto perché “gira come un uomo”? Siamo nel 2010. L’Oscar ci dice che, al di là del sesso, un film è degno di essere premiato perché, appunto, è degno del premio. Il resto è un altro film, senza celluloide.
Italo Moscati
(tratto da Il Mese - allegato a Rassegna Sindacale)
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