26/02/2010
L'importanza di essere blog

Sono quasi tutti giovani: non vogliono somigliare troppo a quello che è stato costruito fuori dalla rete, dalla comunicazione a senso unico, dal potere e dai potenti verso il popolo a bocca aperta
Siamo nei primi mesi del 2010. Voglio fare gli auguri a tutti i bloggers che conquistano riconoscimenti in Italia e all’estero. È capitato, per esempio, come si è letto in un ampio e ben fatto servizio di Repubblica, che un blog italianissimo – Cineblog – sia entrato in una classifica tra quelli meglio fatti e di maggior successo. Ne sono molto contento. Leggo i post e ci scrivo saltuariamente; mi arrivano per e-mail i messaggi, talvolta quasi cifrati (a cui mi sto abituando).
Ringrazio quindi i blog dell’ospitalità e cercherò di dire qualcosa sulle ragioni che mi spingono a mandare post. Ho scritto, e scrivo ancora, per riviste, quotidiani, settimanali. Nella carta stampata stanno le mie radici. Ma l’attenzione che riservo ai blog nasce non tanto dal desiderio di modernizzarmi quanto di esplorare forme di comunicazione che internet rende possibili. Anche la carta stampata, da quando si sente tallonata da internet, si apre volentieri al rapporto con i lettori.
Ma non è la stessa cosa di quel che accade nei blog dove le reazioni sono pronte, vivaci, spesso provocatorie. Queste “reazioni” si possono classificare in tre grandi famiglie di post: il commento a caldo (approvare o disapprovare); la citazione (ricordare il proprio passato, le esperienze compiute, i riferimenti della memoria per quanto riguarda il cinema o la vecchia televisione); il sogno del futuro (l’azzardo o il meditato tentativo di descrivere aspettative e quindi disegnare una mappa di desideri).
Ecco, questi tre tipi di post esistono perché esiste una comunità di persone (che si tutelano con i nickname) che in genere non si conoscono, si sono incontrate nel blog e cuciono con pazienza rapporti e scambi di opinioni. Niente spocchia né violenza (anche se le invettive non mancano). Nelle righe dei post germoglia qualcosa di inedito che trasmette un bisogno di radici e di identità fuori dai canoni tradizionali.
I piccoli blogger – quasi tutti giovani – sono i protagonisti di un’esigenza di crescere dentro e soprattutto fuori dai blog: piccoli o grandi che siano sanno che la rete pesca ovunque e da essa si è, siamo, spesso, pescati. Dunque, è bene frequentarli, farli migliorare, perché il mondo ha bisogno di adulti seri, persone che sappiano servirsi in pieno del valore dell’ironia, della battuta pungente, del ragionamento rapido, del commento a pelle. Per non somigliare troppo a quello che è stato costruito fuori dalla rete, dalla comunicazione a senso unico, dal potere e dai potenti verso il popolo a bocca aperta, bocca dove finiscono gli ordini, le convinzioni, gli autoritarismi, le idee elitarie e obbligatorie dei fabbricanti di opinioni.
Italo Moscati
(da Il Mese, allegato a Rassegna Sindacale n.7, 18-24 febbraio 2010)

Di Emanuele Di Nicola il 26/02/2010 alle 14:25


