22/01/2010
L'uomo che verrà - La guerra e la montagna
La strage di Marzabotto (29 settembre - 5 ottobre 1944) viene vista da una famiglia contadina emiliana: in particolare da Martina, 8 anni, che non parla e aspetta un fratellino.
Non la guerra, ma la montagna: un eccidio nazifascista evocato iscrivendo le figure nel paesaggio. La giuria di Milos Forman ha perso un'occasione per premiare Giorgio Diritti, che ha ottenuto invece il riconoscimento del pubblico al Festival di Roma 2009. Il cineasta, dopo Il vento fa il suo giro, esce dai cineclub dimostrando, per un regista italiano, cosa significa declinare il tema delicato secondo una sensibilità figurativa propria: didascalismo a zero, simboli semplici e precisi (il silenzio della bimba, il neonato), meticoloso prosciugamento sulla sceneggiatura che taglia le parole fuori posto. La resa drammatica è essenziale: non spiegano mai la guerra, questo pugno di montanari, tanto che a tratti sembrano perfino ignorare le ragioni.
La focalizzazione interna di Martina (Greta Zuccheri Montanari, da ricordare), allora, è il timone che ci guida nello scontro indecifrabile, spoglio da ogni manicheismo, dove l'esecuzione partigiana non è meno atroce della violenza fascista: si attua una scomposizione, che dissocia le figure dalle note collocazioni storico-politiche e, coraggiosamente, dona loro nuova forma, quasi astratta. La guerra per il regista non è una filippica delle parti né una memoria da tramandare: la guerra è una successione di quadri estrapolabili e riproponibili (l'attesa - l'allarme - la paura - lo sgomento - gli spari - le urla - la polvere), quadri pensati, lavorati, costruiti, per questo esatti.
L'infinita, insopportabile sequenza della strage (cfr. Katyn di Andrzej Wajda) induce alla realizzazione del conflitto che però, questo l'importante, non viene enunciata, resta ancora implicita, preferendo sempre affidare alla messa in scena i suoi significati. Attori sullo spartito del realismo (non dire il vero ma essere veri), titolo evocativo: l'uomo che verrà è il fratello di Martina ma anche, ovviamente, l'uomo di domani che si forma dopo le stragi, chiamato alla difficile rinascita dopo aver violato i corpi e la natura.
(recensione tratta da Gli Spietati)
Nota a margine - Non saprei come interpretarlo, ma segnalo l'entusiasmo di Paolo Mereghetti sul Corriere, che gli assegna quattro stelle. Per due volte nell'articolo si legge la parola "capolavoro".
(L'uomo che verrà - Regia: Giorgio Diritti - Cast: Greta Zuccheri Montanari, Maya Sansa, Alba Rohrwacher - Durata: 117' - Distribuzione: Mikado)

Di Emanuele Di Nicola il 22/01/2010 alle 10:00


