12/10/2009

Bastardi senza gloria - Il cinema esplode

Esplode letteralmente la sala cinematografica nell’ultima prova di Quentin Tarantino. E’ un cortocircuito inevitabile del mezzo (lo scoppio del cinema/film) che, dopo oltre due ore di sovraccarico, va su di giri e brucia nel suo stesso nitrato d’argento. Detto questo, Inglorious Basterds è il grande film di un grande furbacchione. Si capisce chiaramente, questa impostazione, appena entra in scena il personaggio di Shosanna che gestisce una sala cinematografica: lo slittamento di senso è immediato, la metafora evidente, i cinefili sono serviti. E potranno chiacchierare anche stavolta.
 

Qui Tarantino è più “normale”. Per lunghi tratti (almeno un’ora di film), infatti, sembra lampante la volontà – assolutamente legittima – di catturare ogni tipo di pubblico: si spiega così il consenso generalizzato riscosso da questo oggetto di culto, pronto a entrare negli annali, che domani sarà recitato a memoria. Il precedente, sontuoso Death Proof era il QT più folle e meno addomesticato: più vertiginoso, si potrebbe dire (con riferimento alla Vertigo hitchockiana, naturalmente), dato che moltiplicava piani e figure – le tre donne vivevano due volte -, ripeteva le medesime situazioni con differenze minime, insomma esagerava davvero (si ricordi l’irrefrenabile feticismo dei piedi). Quella era un QT da “mal di testa”, questo è un QT “a larga scala”: lineare, si fa capire, piace a tutti. Ma non è un difetto.

Perché a tratti anche i bastardi suonano lungamente alle sue corde: non elencherò i molti “tarantino moments” che si offrono agli esegeti del regista, basti sottolineare la precisione e coerenza del percorso stilistico (in realtà Quentin è rigoroso). Il movimento circolare di macchina, che “circumnaviga” i protagonisti mentre questi parlano a manetta – quasi a segnalare l’incipit del dialogo tarantiniano – è una costante dell’ultimo periodo e qui colpisce in diversi punti, spiazzando occhio e mente (il dialogo è disorientante come l’inquadratura). Al solito domina la cinefilia spinta, ma anche di più: metà dell’intreccio si svolge in una sala, la finzione è subito rivelata, i personaggi sono il film. L’incendio della pellicola rovescia il Terzo Reich: il nitrato che brucia, allora, è forse la pizza di Inglorious Basterds. Il film stesso uccide i cattivi protagonisti. In questo processo, intanto, ha già affermato chiaramente il suo carattere di trucco, bugia, immaginazione (le figure che si muovono tra le locandine): il cinema cambia la Storia, ma in realtà non cambia nulla. E’ davvero troppo, il cinema esplode.

Tre note a margine:

1) Sempre incredibilmente evidente la discendenza di Tarantino dal cinema di David Lynch. Qui soprattutto in due tranches: il dialogo iniziale (QT allo stato puro), in cui Hans Landa estrae una pipa gigantesca sabotando il senso della scena (il particolare è fuori luogo, l’attenzione slitta, il dialogo va in secondo piano); la risata isterica dello stesso Landa, quando questi indovina la menzogna dell’attrice Bridget Von Hammersmark. Una risata troppo lunga che, proprio per la sua durata, per giunta in un momento narrativo in cui normalmente non si ride, riscuote l’effetto grottesco e di nuovo cambia il colore delle carte in tavola.

2) Perfetta doppiezza speculare tra Aldo Raine (Brad Pitt) e Hans Landa (Christoph Waltz), grazie a due interpretazioni già stracult. Shosanna (Melanie Laurent) è invece una variazione di Black Mamba (Uma Thurman) in Kill Bill – somiglianza anche estetica -, che si configura dunque come vera e propria “donna tarantiniana”.

3) Da non vedere mai la versione doppiata nella quale, come suggerisce il trailer, si segnalano numeri da circo.

(Bastardi senza gloria – Regia: Quentin Tarantino – Durata: 152’ - Cast: Brad Pitt, Christoph Waltz, Melanie Laurent - Distribuzione: Universal Pictures)


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Di Emanuele Di Nicola il 12/10/2009 alle 13:46



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