20/11/2009

Il cinema italiano sceglie l'amarcord

 
 

Amarcord. Fellini sulla sua Rimini. Leone sul western e sull’Italia degli anni sessanta. Revival di Augusto Genina, quello del Cielo sulla palude. Ritorni e florilegi al cinema politico di ieri o di ieri l’altro, alla commedia all’italiana ma anche alla commedia sexy anni Settanta. Il cinema italiano sembra pervaso da un gran voglia di passato: film restaurati, retrospettive, recuperi, mostre fotografiche, appuntamenti alle case del cinema laddove sono in funzione. Questi fantasmi e anche altri.

Fellini me lo ha fatto tornare in mente Baarìa di Tornatore, amarcord sicilianissimo. Il regista riminese si ferma nel tempo, bloccato. Per lui il mondo finisce con La Dolce vita e La città delle donne. Tornatore arriva appena a ieri. In Sicilia non sembra neanche esistita la contestazione giovanile. Solo roba del Nord? È una domanda. Anche Michele Placido, col suo Il grande sogno si volta al passato e propone il Sessantotto. Forse prima o poi, però, bisognerà pregare i registi di non usare la parola “sogno” quando parlano del Sessantotto: troppo abusata, troppo vaga, insapore. Ricordate ad esempio, Dreamers, I sognatori, di Bernando Bertolucci?

Anche Francesco Citto Maselli con Le ombre rosse propone amarcord, sogni e utopia: eccoli, i suoi sentimentali, ma ben intenzionati, intellettuali, di “gauche”. Citto li fa assomigliare a quelli di un suo film di trent’anni fa e passa – Lettera aperta a un giornale della sera – nel quale racconta di intellettuali che vogliono formare una colonna di combattenti italiani per fare la guerra del Vietnam. Domanda di uno sprovveduto (io) che però la risposta ce l’ha: possibile che questi intellettuali di oggi siano con testa e piedi nell’amarcord e non se ne accorgano?

A proposito. Werner Herzog, che ha diretto un forte Il cattivo tenente con Nicholas Cage dichiara: “Hanno scritto ancora prima che uscisse che il mio film è un remake (della pellicola di Abel Ferrara dallo stesso titolo, ndr). Ma non lo è. Ad ogni modo questo genere di congetture sopravvive alla realtà de fatti. E così sia”. Anche l’amarcord italiano, che vuol parlare al cuore del nostro amato paese, sopravvive di congetture,  coperte e imbottite coperte di memorie, rievocazioni, omaggi, celebrazioni, siti colmi di nostalgia o di crogiolamento. Siti sovrapposti alla realtà dei fatti, un “amarcord” che aiuta poco a capire dove sta andando questo amato paese. E così sia.

Italo Moscati

(da Il Mese, allegato a Rassegna Sindacale n.43, 19-25 novembre 2009)

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Di Emanuele Di Nicola il 20/11/2009 alle 10:00



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