11/10/2009
Ricky vola alto
Non scopriamo oggi la grandezza di François Ozon, ce la conferma la sua filmografia. In particolare, però, Ricky è talmente potente che non si può ingabbiare in una recensione, allora ci si limita a una manciata di suggestioni personali.La storia della coppia proletaria, che concepisce un bambino alato, è un distillato del cinema francese al suo meglio: ha struttura, sostanza e simbolo, tutto ciò che serve per un grande film.
E’ senza precedenti: mai un regista aveva tentato di unire il “film operaio” (la coppia che si conosce in fabbrica) al genere surreale, nel quale deraglia completamente per tutta la seconda parte.
Sulla carta Ricky non sembra nelle corde di Ozon: invece lo è esattamente, come si realizza nel corso della proiezione. Il regista francese mantiene i suoi caratteri costitutivi: basti vedere la scena di sesso nel bagno che, con un movimento di camera circolare, offre una simmetria perfetta dei protagonisti che si specchiano in opposte direzioni. Ozon mantiene anche i suoi simboli: la spiaggia – metafora squisitamente transalpina (vedi Rohmer, Pauline à la plage, ecc.) – diventa il lago in cui Kathy si immerge nel finale.
Due poveracci fanno un figlio alato. Rivincita operaia? No, piuttosto la conseguenza umana di una vita difficile: contro la dolorosa routine, qualcosa di incredibile deve accadere.
Ricky non è un angelo ma un uccello, come dimostra chiaramente la ripresa in cui la madre cerca testi di ornitologia. In realtà non c’è niente di straordinario in lui.
La mamma è francese, il papà è spagnolo. Dall’incontro delle diversità può nascere il miracolo.
La sequenza in cui la madre lascia il filo che tiene il figlio (cordone ombelicale, ovviamente) è la separazione di ogni uomo dal nido domestico, l’ingresso nella vita.
Ma fanno davvero un figlio alato? O immaginano di farlo? Quando scocca la scintilla che dalla realtà porta alla fantasia? Come in Swimming pool, chi sogna che cosa? Di sicuro il finale, quando la madre rincontra Ricky, non può essere. Siamo già nel surreale.
Tutta la storia è immaginata dalla madre. Alle prese con la gravidanza, immagina di avere un figlio straordinario. La scena in cui perde i sensi è l’inizio del detour nella fantasia. Ricky è solo il sogno di una donna incinta.
Tutta la storia è immaginata dalla figlia. La bambina primogenita immagina di avere un fratellino straordinario e inventa la storia. La scena in cui gioca con la bambola che assomiglia a Ricky suggerisce che lei è il master, lei che inventa tutto. Ricky è solo il sogno di una bimba sola.
In ogni modo, dalla scena dell’incontro con i giornalisti il film si spoglia e diventa apertamente un capolavoro, una lunga corsa verso il finale struggente e molto meno consolatorio di ciò che sembra.
La citazione:
- Mamma, da grande Ricky volerà?
- L’importante è che impari a camminare.
Ricky vola alto.
(Ricky – Regia: François Ozon – Durata: 90’ - Cast: Alexandra Lamy, Sergi López, Melusine Mayance - Distribuzione: Teodora)

Di Emanuele Di Nicola il 11/10/2009 alle 16:31


