16/10/2009

Orphan - Bambina cattiva

Esce oggi Orphan, nuovo horror della Appian Way Production Company di Leonardo Di Caprio, e non abbiamo dubbi sul suo successo commerciale. Il regista spagnolo trapiantato a Hollywood, Jaume Collet-Serra, è arrivato in Italia con La maschera di cera (2005): quel film, che riproponeva il topos americano del "museo delle cere", è il libero remake di un classico, Mystery of the Wax Museum (1933) di Michael Curtiz – lo stesso autore di Casablanca – che, a sua volta, era già stato rifatto con House of Wax (1953) di André De Toth (stesso titolo originale de La maschera di cera). Tutto ciò, oltre che per fare sfoggio di cinefilia spinta, è per dire questo: come si vede, nell’attuale produzione americana il settore horror si affida spesso a una lunga serie di rimandi che, puntando sulla poca conoscenza o memoria breve di chi guarda, spera così di “farla franca” e proporsi come oggetto originale.
 

Stesso discorso per questo film: la storia dell’agghiacciante adozione di Esther, da parte di una famiglia che ha appena perso un figlio non ancora nato (e subito scatta il meccanismo della sostituzione), ufficialmente è un soggetto originale, ma in realtà si limita a rifare il filone dei “bambini cattivi”. Inutile sfogliare la lista dei precedenti, lunga come una pergamena sia in cinema che in letteratura, peraltro con risultati diametralmente opposti (dal cult Omen – Il presagio all’inutile L’innocenza del diavolo): meglio piuttosto focalizzare sull’aspetto migliore di Orphan, l’inquietante concezione dei legami famigliari. John e Kate, infatti, tentato di soppiantare il figlio morto con un’adozione; allo stesso tempo mantengono nel loro giardino le ceneri del feto, sulle quali cresce una manciata di rose bianche (fetocismo?). La mostruosa Esther, però, non farà rivivere l’aborto ma lo ucciderà definitivamente, attraverso lo sradicamento dei fiori. A sua volta, questa non è neanche una bambina ma desidera di esserlo… Nel frattempo l’intero equilibrio domestico vacilla di fronte all’“intruso”, mostrando la corda: si va dall’impotenza del piccolo Daniel di fronte al male, ovvero il primogenito che soccombe miseramente, fino alla deriva di John che rischia di venire sedotto dalla “figlia”. L’armatura d’acciaio della famiglia americana, dunque, non è poi così impermeabile e può crollare in modo drammatico.

Ma questo aspetto non è strutturato, purtroppo, perché si preferisce applicare il manuale del thriller: assistiamo allora al crescendo di aberrazioni, con contorno di frasi di circostanza, gravi semplificazioni umane e sociali – un bicchiere di vino uguale alcolismo - e colpi di scena telefonati (in senso letterale: quello decisivo arriva proprio per telefono). Non tutto viene riscattato dalla diffusa cattiveria dell’intreccio, che pure in alcuni punti gioca con una divertente scorrettezza: vedi l’uscita di scena di Sister Abigail e dello stesso John, entrambe lievemente sopra il medio livello pettinato del cinema di genere.

(Orphan – Regia: Jaume Collet-Serra – Durata: 123’ - Cast: Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman - Distribuzione: Warner Bros Italia)

 

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Di Emanuele Di Nicola il 16/10/2009 alle 10:00



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