09/06/2009
Bellocchio/2: Girare intorno al capo
Personalmente ho trovato il film di Bellocchio abbastanza deludente: molto prevedibile cinematograficamente (a parte alcune chicche) e nella recitazione di Giovanna Mezzogiorno.Credo che alla fine l’aspetto più interessante del film sia l’importanza data al corpo di Mussolini, alla sua fisicità, alla sua “vocazione” a occupare spazio in modo che a noi può sembrare ridicolo ma che fu un tratto fondamentale della sua capacità di creare consenso. Un tema per altro attualissimo, questo dell’uso del corpo, anche per il successo del leader mediatico dei nostri giorni, Silvio Berlusconi.
Nel suo Il corpo del duce Sergio Luzzatto riporta un brano illuminante di Vitaliano Brancati: “(Mussolini) si presenta come il monolite. Tutto un pezzo: ma se un tal pezzo si trova in una sala, la sala pare gli giri intorno; se si trova in mezzo a una folla, la folla gli rigurgita e bolle intorno; se si trova in mezzo a un popolo, il popolo gli fa cerchio, si dispone a piramide e lo accetta spontaneamente per vertice”.
L’operazione di Bellocchio sul corpo di Mussolini è interessante: il ricorso alla finzione dell’attore (un bravissimo Filippo Timi) rimane finché il duce diventa duce. Ed è un corpo ancora con i capelli in testa, un’immagine scarsamente presente nella nostra immagine del duce ma che ne conferma la forte fisicità, tratto essenziale e su cui il regista insiste. È questa forte fisicità, a tratti magnetica, che scatena la passione di Ida Dalser (che letteralmente gli gira sempre intorno come nell’immagine di Brancati): e il fatto che essa sia vittima di una violenza di regime non impedisce al laico Bellocchio di tratteggiare, sin dai primi incontri, questa passione come amor fou, irragionevole e incontrollato.

A un certo punto il duce però diventa il duce e l’attore scompare. Bellocchio non cade nel facile mimetismo de Il Divo di Sorrentino e il Mussolini/Timi svanisce per lasciare il posto al Mussolini storico, rappresentato attraverso materiali di archivio. Il corpo di Timi, allora, trasmigra su quello del figlio del duce e di Ida Dalser, un corpo parodia di quello del padre, che ne imita ad uso degli amici le pose più tipiche, ma degradandole ancor più a macchietta straziante. Da piccolo, in una bella sequenza del film, è lo stesso figlio a ribellarsi al corpo del padre: presenza totale e ossessiva per gli italiani ma assenza totale, invece, per lui, il figlio. La sua ribellione si scatena facendo rotolare il busto di Mussolini nei corridoi del collegio dove è rinchiuso in una gelida notte di Natale. Ma la ribellione bellocchiana, a differenza di tanti altri suoi film, stavolta non produce esiti liberatori né sul piano individuale né su quello storico.
Stefano Iucci
Bellocchio/1: Ho sposato un dittatore
(Vincere - Regia: Marco Bellocchio - Durata: 128' - Cast: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Corrado Invernizzi - Distribuzione: 01)
Di Emanuele Di Nicola il 09/06/2009 alle 14:13


