26/06/2009
Italia 1969-2009: Fellini Satyricon
Le vicende stralunate di Encolpio, giovane intellettuale nella Roma del primo secolo, che si contende con Asclito l’amore dell’efebo Gitone, è anche un modo per alludere all’attualità.
Impossibile scordare che il film si apre con una forte scena metalinguistica: una rappresentazione teatrale, gestita dall’attore Bernacchio, dove un interprete si vede mozzare un braccio tra le risa e gli applausi della sala. Il Maestro lo dice subito: le abitudini sociali sono messinscena. Compreso il sentimento amoroso che, come evidente, si rivolge allo stesso modo verso femmine o maschi: “Questo ragazzo è più di una sposa – afferma Bernacchio riferito al suo efebo -, guardate come l’ho addestrato bene nelle parti di donna”.
Nella cosmogonia felliniana qui si ripetono alcuni punti chiave: la purezza dell’arte umiliata dal denaro – la figura del poeta Eumolpo -, l’arroganza e la violenza come lingua della dialettica sociale, la sostituzione di un’epoca con un’altra. Il movimento della storia è anche tellurico, un terremoto sconvolge l’antica Roma, i ricchi si apprestano alla morte e provano le gioie della sepoltura.
Del colosso petroniano, però, Fellini pesca anche squarci di modernità disarmante: la lunga sequenza del signore in rovina, che prima del suicidio sceglie di affrancare i suoi schiavi; il “matrimonio gay” tra Encolpio e Lica di Taranto che, seppure obbligato, suona come un’esaltante fuga in avanti nella Storia della civiltà.
Attenzione: l’epoca cambia, restano le distanze sociali. La celebre cena di Trimalcione è dominata dalla contrapposizione ricchi/poveri: una vera ossessione per il mecenate, che per quasi mezz’ora si trova a ripetere forsennatamente le circostanze che lo hanno arricchito. Un commensale accenna una novella: “C’erano un ricco e un povero…”, il padrone lo interrompe subito: “Un povero? Che cos’è un povero?”. La satyra di Fellini nel 1969.
Lo speciale Italia 1969-2009
Di Emanuele Di Nicola il 26/06/2009 alle 15:21


