18/06/2009

Speciale Lars Von Trauma

Un film dovrebbe essere come un sasso nella scarpa.
(Lars Von Trier)

“A Cannes si ride a crepapelle.
In maniera smodata per la proiezione de ‘L’Anticristo’ di Lars Von Trier (…). Schernito a più non posso alla proiezione della stampa, da un pubblico emotivamente fragile, l'autore danese si addentra nei meandri della psiche umana fino alla completa follia”. Così l’Adnkronos, 18 maggio 2009 alle 15:20, lancio dal Festival di Cannes. Lo stesso giorno insiste l’Agi: “Il già annunciato scandaloso Antichrist di Lars Von Trier è stato accolto con pochi applausi e molti buuu”, e l’Ansa il giorno dopo: “Accolto con freddezza Antichrist, pochi applausi e fischi”. Il regista danese
 
Lars Von Trier nasce Copenaghen il 30 aprile 1956. Educato da genitori particolarmente libertari, comunisti e nudisti, è attore, sceneggiatore e regista: già a 13 anni recita nella serie televisiva Hemmelig Sommer (L’estate segreta) e dimostra la passione per la cinepresa. Riesce a coltivarla grazie al sistema di welfare state che si afferma in Scandinavia negli anni Settanta: lo Stato paga quasi tutte le produzioni nazionali attraverso il Danish Film Institute, i privati ricevono incentivi per contenere i rischi e puntano sugli esordienti. Dopo i primi film girati in Danimarca, Von Trier firma insieme a Thomas Vinterberg il manifesto teorico Dogma 95 e si attiene a quelle regole per le opere successive. Ma il successo internazionale arriva nel 2001: Dancer in the dark vince il Festival di Cannes, l’autore entra tra i maggiori cineasti contemporanei.
 
La storia

Antichrist è la storia di una coppia, interpretata da Willem Dafoe e Charlotte Gainsburg (Migliore attrice a Cannes 2009), che deve affrontare l’elaborazione di un lutto: la morte del loro unico figlio, caduto dalla finestra mentre loro intrattenevano un rapporto sessuale. Lui è uno psichiatra, lei una studentessa alle prese con la tesi di laurea; si ritirano entrambi nel bosco di Eden, nel loro rifugio per le vacanze, dove inizia il progressivo impazzimento della donna. E’ un horror basato su associazioni di immagini, simboli e scenari che suggeriscono l’arrivo dell’apocalisse; anche in senso domestico, dato che lo scontro tra moglie e marito si fa sempre più duro. A livello figurativo, largo spazio viene dato al lato erotico – i rapporti tra coniugi servono a lenire il dolore della perdita – e alle svolte violente, con il chiaro obiettivo di aggirare il senso del limite e mostrare lo strano, l’osceno, l’“inguardabile”. “Tre anni fa ho sofferto di depressione per la prima volta in vita mia – ha dichiarato il regista -, con questo film ho cercato di reagire, di riprendermi rispetto a quando me ne stavo sdraiato a letto a fissare il muro per giorni”. Quasi tutti i principali quotidiani italiani lo hanno stroncato.


 
Lo scherzo
Ma perché Antichrist disturba tanto il pubblico? Non è facile capirlo dai commenti sulla stampa, che spesso si limitano alla cronaca della proiezione cannense o alle battute sulla scia della cattiva accoglienza. A visione avvenuta, però, in primo luogo il film spiazza per il suo carattere di “scherzo”. Il regista era davvero in depressione? Sul serio si tratta di un film-terapia? Lars Von Trier è abituato a dichiarazioni fuorvianti, che spostano l’attenzione generale verso altre direzioni. Non è dunque improbabile che la malattia sia un’invenzione, oppure una circostanza vera usata in modo strumentale per accrescere interesse sul film: esattamente come nel trailer americano di Dogville (2003) dove gli attori, tra cui Nicole Kidman, ripresi fuori scena si dichiaravano sconvolti per i metodi estremi del regista. E il filmato si rivelò un falso costruito ad arte. Non prendersi sul serio, manipolare lo spettatore è proprio il suo modo di lavorare: Von Trier gioca a fare l’antipatico, è autoironico e superbo (“Io sono il più grande regista del mondo”, ha risposto in conferenza stampa ai giornalisti che lo criticavano), ma così riesce a vendersi bene: vedere la foto di lancio del film, che senza dirlo ricalca quella adottata da Alfred Hitchcock per Gli Uccelli (1963). Il regista non dà risposte a chi chiede di sapere, è tutto qui l’aspetto provocatorio: “Il fine della provocazione è far pensare la gente, ognuno può interpretarla a modo suo”.


L'autore
Altro motivo di disturbo è lo smontaggio del meccanismo cinematografico. A Cannes lo riconosce Luis Martinez di El Mundo: “E’ Von Trier allo stato puro”, scrive. In Antichrist il personaggio dello psichiatra vuole capire quali sono le paure della compagna: disegna quindi un triangolo a matita, da riempire con i vari timori della donna fino al vertice, che contiene la paura principale. Il senso della trovata è evidente: l’autore vuole sapere di cosa ha paura lo spettatore, per poi spaventarlo. Una scena simile si trova in Epidemic (1987), la storia di un regista che fa un film: questo regista (interpretato dallo stesso Lars Von Trier) traccia una linea sul muro per indicare la progressione della sceneggiatura. E già si prende gioco di chi guarda: “Quando la gente sta per uscire, noi le diamo il dramma”.

L'equivoco
L’ultimo equivoco che porta al fraintendimento è l’uso che si fa dell’immagine. Non si punta sulla trama – in effetti non particolarmente significativa -, ma sulla costruzione dello statuto visivo: rumori, sensazioni, metafore. Antichrist si iscrive nella lista dei film mentali, come un’altra pellicola molto discussa degli ultimi anni: INLAND EMPIRE (2006) di David Lynch. E la maggioranza di pubblico e critica, abituata dal cinema contemporaneo a seguire una storia più che la sua resa figurativa, sembra respingere il pacchetto. Per entrambi valgono le parole dello scrittore David Foster Wallace, che così commentava il lavoro di Lynch: “In quest'epoca di film hollywoodiani ‘col messaggio’, proiezioni in anteprima riservate a target specifici, e pernicioso botteghinismo (…), il disinteresse quasi sociopatico che mostra Lynch verso la nostra approvazione sembra una ventata d'aria fresca”.

Altri articoli:
Traumatizzo dunque sono di Leonardo Rossi


(Antichrist - Regia: Lars Von Trier - Cast: Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg - Durata: 101' - Distribuzione: Lucky Red)

Nota bibliografica:
Lars Von Trier e Dogma di Tina Porcelli, edizioni Il Castoro srl, 2001 (aggiornato al 2005)
Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) di David Foster Wallace, edizioni Minimum Fax, 1999
Intervista a Lars Von Trier di Jacob Wendt Jensen, tradotta su Repubblica, 05/05/2009
Agenzie: Adnkronos, Agi, Ansa

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Di Emanuele Di Nicola il 18/06/2009 alle 23:12



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