15/05/2009

L'America vuole delle spiegazioni

Clint Eastwood è la voce dell’America, questo è un fatto.
Il 79enne attore e regista di San Francisco negli ultimi anni si è impegnato per occupare il ruolo di “grande vecchio” del cinema Usa: ha ormai esplorato una lunga lista di temi, dalla violenza come degenerazione sociale di Mystic River (con un occhio particolare al lato oscuro della famiglia) all’eutanasia di Million Dollar Baby, senza dimenticare la manipolazione della Storia – che ricade ovviamente sull’attualità -, il pegno da pagare alla Verità e l’ambiguità dell’ideologia nel dittico Flags of our fathers / Lettere da Iwo Jima.

I due temi di Gran Torino, va detto subito, sono l’Integrazione e la Giustizia. Integrazione perché il vecchio protagonista, Walt Kowalski, veterano della guerra di Corea, si trova a confrontarsi con la comunità
 
Hmong dei suoi vicini di casa; dopo una lunga serie di incomprensioni, Walt inizia ad aprirsi afferrando l’arricchimento che arriva dalla diversità e il peso dell’amicizia. Giustizia perché, dopo un episodio violento ai danni dei nuovi amici, l’ex burbero Walt deve decidere come “vendicarsi” e sceglie la strada del martirio. Obiettivo: nell’epoca della violenza riaffermare lo stato di diritto. Un Socrate 2009 nel meltin’ pot di Detroit.

Se questo schema del film sembra eccessivo, se questa estrapolazione del messaggio appare sfacciata, posso assicurare che non lo è: Clint dice proprio queste cose, prima sommessamente e poi a chiare lettere, ci tiene a spiegarle fino in fondo. Naturalmente, vista la consueta competenza tecnica, riesce a sfaccettare il discorso inserendo qualche sottinteso: ancora sulla violenza e sul ruolo delle armi (numerose le scene in cui Walt impugna pistole o fucili), ma anche sull’incidenza del passato nel presente del suo personaggio, che tossisce sangue come per espellerlo dopo averlo assorbito nell’esperienza militare; non ultimo sulla dissoluzione degli affetti, il fantasma della moglie aleggia chiaramente nella casa del marito vedovo.

Malgrado questo, e malgrado la riconoscibilità del cinema eastwoodiano, che è ormai assodata e non aggiunge né toglie nulla al pacchetto - anche qui spesso il nostro entra/esce da un cono d’ombra per suggerire l’arrivo della morte -, il messaggio resta sempre evidente. Gran Torino ha quindi la stessa funzione di film come La terra dell’abbondanza di Wim Wenders: l’America si pone domande, loro danno le risposte. E’ pregiudizialmente noto che con gli americani non si può andare troppo per il sottile, bisogna parlare chiaro. Di questi tempi ci vogliono delle spiegazioni, servono subito, e invece di interrogarsi e riflettere è più facile chiedere a Clint.

(Gran Torino - Regia: Clint Eastwood - Cast: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her - Durata: 115' - Distribuzione: Warner Bros)

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clint eastwood razzismo integrazione gran torino america giustizia

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Di Emanuele Di Nicola il 15/05/2009 alle 15:36



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