04/06/2009

Quei comunisti del premio Oscar

“You Commies! Gay-loving sons of guns!”. Così la notte del 22 febbraio 2009, dopo aver vinto l’Oscar come miglior attore protagonista per Milk, Sean Penn si è rivolto ai giurati dell’Academy Awards: “Comunisti! Amanti dei gay figli di buona donna!”.

Chiamare “comunisti” i giurati del premio più glamour dell’industria cinematografica mondiale, oltre a rappresentare l’ennesima tappa degli aneddoti che circondano l’evento, a ben vedere, rivela soprattutto una consapevolezza: l’attore americano ha realizzato il valore del suo premio in chiave sociale. “Per coloro che hanno votato contro i matrimoni gay – ha detto – credo sia giunto il tempo di fermarsi,
 
riflettere e provare vergogna in anticipo, agli occhi dei loro nipoti, se continuano su questa strada”.

Ora, se anche i giurati non erano probabilmente ispirati da principi sovietici, il mezzo ha così riaffermato la sua possibile funzione di scavo nel tessuto contemporaneo. Tra le varie definizioni di cinema resta celebre quella di Ken Loach, “un mezzo per porre domande”, ma Sean Penn è andato oltre e ha avanzato una richiesta: matrimoni gay subito, ovvero uguali diritti per tutti. Il personaggio del film di Gus Van Sant, in quel momento, sembrava uscire dal set insieme alla sua presa di coscienza: il vero Harvey Milk trovò la forza a 40 anni, da squattrinato stampatore di fotografie, Sean Penn ci ha ricordato che da qualunque palco è lecito dichiararsi parte di una minoranza e pretendere rispetto.

Questo episodio, ultimo in ordine di tempo, va letto anche come una dimostrazione: nell’epoca di crisi economica globale, quando storicamente l’industria deve distrarre il popolo e l’entertainment è il registro dominante, la cinepresa può essere usata in modo diverso rispetto alle solite logiche. Si può fare "cinema sociale".

Quali siano gli esatti contorni di questa definizione, per la verità, non è facile stabilire e conviene lasciarlo in sospeso: in questo blog non si farà questione di etichetta, il termine “sociale” non sarà un aggettivo né un sostantivo, ma un’impostazione mentale. Saranno escluse trame e tecnicismi, scegliendo di puntare sui commenti, includendo qualunque pellicola che sollevi considerazioni sulla realtà. E non solo. Insieme ai film in sala, si segnalano anticipazioni, dvd, passaggi televisivi, semplici considerazioni. Con la sola arma a disposizione: la passione per ciò che si sta facendo.

Attenzione: qui non si offre altro che l'opinione personale. Non serve essere d'accordo, dunque: è solo un luogo per chi vuole riflettere quando il film è finito. Un blog di cinema quasi sociale, dove il "quasi" dà diritto alla divagazione. Si parte oggi ma si offre qualche post retroattivo, perché un blog senza post è come un film senza idee. Mi scuso se sarò noioso: in tal caso vi invito a clikkare la X in alto a destra e a credere che sono sinceramente dispiaciuto. Mi auguro il coinvolgimento dei lettori per accendere il dibattito, seguendo l’esempio di ciò che fanno alcuni artisti con i loro spettatori. Buon viaggio nella nostra cinepressa.
 

TAG
milk sean penn oscar van sant sociale

PERMALINK
http://cinepressa.blog.rassegna.it/2009/04/06/6-quei-comunisti-del-premio-oscar/

Di Emanuele Di Nicola il 04/06/2009 alle 00:00



Leggi i commenti

Nessun commento ancora disponibile.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog